La bellezza che racconta la nostra storia

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Quali tesori custodiscono le nostre chiese?

Le nostre chiese custodiscono opere che raccontano la fede e la storia della comunità.
Un patrimonio da conoscere e riscoprire, attraverso le immagini, gli autori e le storie che ogni opera porta con sè.

Sant’Antonio abate battuto dai demoni e consolato da Cristo (ca. 1607)

di Giacomo Cavedoni (Sassuolo, 1577 – Bologna, 1660)

  • Olio su tela di 252 x 155 cm
  • In controfacciata a destra
  • Cavedoni, allievo del Carracci, raffigura Sant’Antonio tentato da due diavoli, un angelo in alto a sinistra e, in alto a destra, Cristo che porta conforto al Santo nel momento in cui egli sembra venire sopraffatto.
  • Citata dal Masini e dal Malvasia l’opera era originariamente collocata sull’altare della famiglia Orlandi nella nona cappella, ove si trovano tuttora, dello stesso autore, affreschi rappresentanti le tre virtù teologali.

San Francesco di Sales che consegna le chiavi a Francesca di Chantal (1750-1765 ca)

di Ubaldo Gandolfi (San Matteo della Decima, 1728 – Ravenna, 1781)

  • Olio su tela di 227 x 157 cm
  • In controfacciata a sinistra
  • La tela, raffigurante San Francesco di Sales nell’atto di porgere il volume delle regole a Santa Giovanna Francesca de Chantal, e identificabile con la pala d’altare che Oretti vide nella chiesa di S. Marino, venne ricollocata in San Benedetto a seguito delle soppressioni dell’anno 1805. Ebbe originariamente collocazione nell’odierna cappella del battistero.

Sant’Antonio da Padova e Gesù Bambino (1600-1609 ca.)

di Giacomo Cavedoni (Sassuolo, 1577 – Bologna, 1660)

  • Olio su tela di 70 x 55 cm
  • Prima cappella a destra
  • L’opera è stata ridipinta nel 1892 con l’aggiunta all’intorno di un campo di gigli.

San Francesco di Paola (1740-1760 ca)

di Angelo Gabriello Piò (Bologna, 1690 – Bologna, 1770)

  • Statua (stucco/pittura) h. 160 cm
  • Terza cappella a destra
  • L’opera, in stucco policromato, ritrae il Santo paolano in atto di pregare inginocchiato sulle nubi. Al suo fianco un angioletto ne reca l’emblema.
  • La statua è attualmente collocata nella cappella Galli

Madonna con la corona di spine, santa Maria Maddalena e san Giovanni Evangelista (1610-1620 ca)

di Alessandro Tiarini (Bologna, 1577 – Bologna, 1668)

  • Pala di altare di 220 × 140 cm
  • Quinta cappella a destra
  • Citato dal Malvasia (1686) il dipinto si trovava allora nella cappella Fantuzzi.
  • Il pittore bolognese ritrae l’Addolorata con in mano la corona di spine di Cristo, assistita da Giovanni Evangelista e dalla Maddalena. Sullo sfondo sono raffigurate tre croci vuote.

Deposizione di Cristo dalla croce con i santi Benedetto, Francesco di Paola, Giovanni Evangelista e Maria Maddalena (1593)

di Cesare Aretusi (Modena, 1549 – Parma, 1612)

  • Olio su tela di 350 × 183 cm
  • Presbiterio
  • Nello spazio ricostruito nel 1892 a seguito del rovesciamento della chiesa, sacrificando il sagrato allora affacciato su via Galliera, trova spazio la grande tela centinata raffigurante il compianto di Cristo a cui assistono, inginocchiati nella zona inferiore della pala, i santi Benedetto e Francesco di Paola. L’Aretusi, per la realizzazione, si avvalse della collaborazione, specie per i disegni, di Giovanni Battista Fiorini (1540-1595).
  • Esempio insigne della produzione controriformistica Bolognese, l’opera segue i dettami del Concilio di Trento relativi alla riproduzione di immagini sacre e profane cui corrisponde il severo atteggiarsi simmetrico delle figure, nonché la loro valenza simbolica e didascalica.

Sposalizio mistico di santa Caterina e i santi Mauro e Placido abate (1600-1620)

di Lucio Massari (Bologna, 1569 – 1633)

  • Pala d’altare di 250 × 172 cm
  • Sesta cappella a sinistra
  • La pala d’altare, che i critici concordano nel datare circa al 1615, presenta l’affettuoso colloquio di Gesù Bambino in braccio alla Vergine con una santa che gli protende le mani. Il Malvasia identifica la santa con Caterina di Alessandria, per altri la figura corrisponde a santa Dorotea per via del canestro di frutti offerto da un fanciullo e per l’assenza della corona sul suo capo. Si ritiene i due santi ai lati della scena rappresentino san Benedetto (con il pastorale) e, inginocchiato sulla sinistra, l’allievo san Mauro.
  • Il Giordani attribuisce a Massari anche le figure dipinte ai lati dell’arcone, a destra san Giovanni e a sinistra san Girolamo.

Annunciazione (1550-1560)

di Ercole Procaccini il vecchio
(Bologna, 1520 – Milano 1595)

  • Pala d’altare di 220 × 154 cm
  • Settima cappella a sinistra
  • L’opera presenta uno schema iconografico consolidato nella tradizione storico-artistica, con chiari riferimenti alla formula devozionale resa celebre da Ludovico Carracci e dai pittori della Controriforma cattolica. La Vergine in preghiera si volge verso l’angelo annunciante che porta con se il giglio, simbolo di purezza e castità; il suo indice rivolto verso l’alto indica la volontà di Dio che si incarna in Maria
  • Delle scena colpiscono l’ambientazione essenziale e l’eleganza sinuosa delle figure che si stagliano sullo sfondo nonostante la morbidezza dei colori, dichiarando una piuttosto manifesta eredità del Parmigianino e del Correggio.

Crocifisso (XV sec.)

  • Crocifisso in legno e stucco policromo databile alla prima metà del 1400
  • Nona cappella a sinistra
  • Era in origine collocato nella soppressa chiesa di san Giovanni Decollato, situata nei pressi dell’attuale Sferisterio.